Questo argomento contiene 10 risposte, ha 11 partecipanti, ed è stato aggiornato da  ELENA DEAMBROGIO 6 mesi, 2 settimane fa.

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  • #532

    VANIA ROSTAGNO
    Partecipante

    SCHEDA PROGETTO PIANO CREATIVO ANTICORRUZIONE
    NOME E COGNOME: Vania Rostagno
    TITOLO: “corruzione” inconsapevole
    DESTINATARIO: dipendenti pubblici
    AMBITO D’AZIONE: creare una sezione del piano anticorruzione tradizionale volta alla maggior consapevolezza sui fatti corruttivi e su ciò che non è percepito come tale ma è maladministration
    PROBLEMA: mancanza di consapevolezza che determinati comportamenti normalmente adottati da dipendenti pubblici siano trascurabili o addirittura “normali”, quando questi costituiscono vera e propria maladministration.La corruzione vien infatti spesso percepita esclusivamente con i reati disciplinati dalla legge più comunemente noti (ad es. la concussione, peculato ecc.).
    OBIETTIVI:
    Obiettivo 1 – Rendere consapevoli in primis di quali sono i reati previsti dalla normativa italiana in tema di corruzione e soprattutto rendere consapevoli i dipendenti pubblici che anche la maladministration è corruzione
    Obiettivo 2 – Far sperimentare praticamente la maladministration con i suoi impatti negativi
    Obiettivo 3 – Laddove si verifichi il caso di un wistleblower promuovere una cultura che non sia di isolamento

    AZIONI
    Azione 1: predisporre corsi di formazione di mezza o una giornata specifici sull’anticorruzione corruzione affrontandola con tutti i riferimenti alle convenzioni e trattati internazionali facendo emerge il fenomeno globale e l’impegno internazionale in merito
    TEMPO: ripeterno due volte l’anno
    Azione 2: creare delle sessioni formative di simulazione pratica di comportamenti qualificabili come “maladministration”, in cui il dipendente è chiamato a recitare una situazione (gioco situazionale delle parti) in cui è il “danneggiato”.
    TEMPO: due volte l’anno

    Azione 3: far conoscere il concetto di Wistleblowing in Italia ed Europa, con casi concreti apportati durante corsi di formazione ad hoc facendo leva soprattutto sul fatto che. i denuncianti, sono persone meritevoli del massimo rispetto proprio perchè hanno denunciato fatti corruttivi che si ripercuoto poi sulla collettività.
    Tutto ciò attraverso sessioni di formazione specifiche.
    TEMPO: una volta l’anno

    #534

    Anna Petruzzi
    Partecipante

    la tua proposta mi è piaciuta perchè:
    – “sdogana” il concetto di maladministration come fenomeno da perseguire e di cui avere consapevolezza;
    – valorizza con esempi concreti la diffusione di un whistleblowing “costruttivo” per sfatare e, al contempo, combattere il concetto di “delazione” con obiettivi di vendetta, con conseguente spreco di tempo e risorse per l’Amministrazione;
    – accentua la necessità di un approccio pratico con numeri e casistiche verificati e verificabili.

    #552

    MARISA AUDI GRIVETTA
    Partecipante

    Concordo perfettamente, ed infatti è ciò che anch’io ho voluto sottolineare, nel ritenere che manchi spesso la consapevolezza da parte del dipendente del fatto che molti comportamenti considerati normali integrano, invece, ipotesi di maladministration.
    Il cambio culturale è fondamentale per la tutela del whistleblower.
    E’ sicuramente importante rendere noti casi concreti di whistleblowing, sottolineando magari anche i benefici ed i miglioramenti resi alla collettività dall’azione di denuncia.

    #591

    FABRIZIO BORREANI
    Partecipante

    Condivido pienamente l’attenzione che nel tuo contributo hai posto sulla maladministration. Ritengo, soprattutto, importante che ci sia piena consapevolezza da parte di tutti i pubblici dipendenti sulle conseguenze negative che determinati comportamenti tenuti dai medesimi possono comportate in termini di mancata efficacia ed efficienza. Pieno accordo

    #596

    Trovo che il tuo piano sia innovativo nel prevedere corsi di formazione sul concetto teorico e pratico di maladministration; il problema è innazitutto culturale e l’obbligatorietà di corsi specifici sul tema potrebbe portare maggiore consapevolezza ai dipendenti .

    #606

    MARINA DOLFINI
    Partecipante

    Sono pienamente d’accordo con marisa in riferimento all’importanza di presentare, nei casi studio di whistleblowing, gli esempi positivi e i casi concreti di ricaduta favorevole sulla collettività del comportamento virtuoso, così come contemplato da vania nell’azione 3

    #623

    KATYA FINARDI
    Partecipante

    A proposito della mancanza di consapevolezza da parte del dipendente pubblico del carattere corruttivo, in senso ampio, di taluni loro comportamenti, propongo di introdurre in uno dei percorsi formativi delineati dal progetto, la presentazione del ruolo e dei contenuti del Codice di comportamento proprio dell’amministrazione interessata. Il codice di comportamento, infatti, riveste l’importante ruolo di tradurre in regole di comportamento orientate alla migliore cura dell’interesse pubblico gli obiettivi di prevenzione e contrasto del rischio corruttivo perseguiti dal PRPC mediante misure di tipo organizzativo relative alle procedure ed all’organizzazione degli uffici.

    #651

    ROSALIA MANNO
    Partecipante

    Mi piace tantissimo il fatto di far sperimentare praticamente la maladministration con i suoi impatti negativi immaginando delle sessioni formative di simulazione pratica: sicuramente questo strumento, accanto ad una lezione teorica, potrebbe rafforzare la consapevolezza di cosa è la maladministration.

    #654

    Molto utile la riflessione sulla maladministration causata da una mancanza di consapevolezza nello svolgimento di determinati comportamenti che portano comunque ad un danno per la pubblica amministrazione. Rendere consapevoli i dipendenti che anche la maladministration è corruzione e che può portare a fattispecie di reato gravi può rafforzare la presa di coscienza dei singoli e arginare effetti collaterali di determinate condotte.

    #684

    La “zona grigia” assai frequentata, è da far emergere.
    Chi compie i reati comunemente noti, individuati da specifiche norme, è perfettamente consapevole del disvalore sociale del comportamento integrante la fattispecie criminosa.

    #692

    ELENA DEAMBROGIO
    Partecipante

    Sono del tutto d’accordo sulla necessità di evidenziare i fenomeni di maladministration, facendone comprendere la natura, l’ampiezza e l’impatto sulla gestione degli enti. Ti inviterei nella presentazione a fare degli esempi concreti di maladministration, evidenziando gli aspetti che la generano e la qualificano… in letteratura gli esempi sono tanti e diversi—disonestà e nepotismo, inefficienza, overstaffing, disinteresse verso la tecnologia, etc.
    Evidenzio come sia necessario secondo me presentare e promuovere – anche all’interno dei percorsi formativi da te immaginati – il risvolto positivo della medaglia lavorando sul senso di appartenenza, sull’engagement dei dipendenti. Temo infatti che un troppo forte accento sugli aspetti negativi e sull’ampiezza del concetto di maladministration possa rafforzare ancor più quell’avversione al rischio e la scarsa propensione all’innovatività del dipendente pubblico. Forse varrebbe la pena innestare un dibattito sul concetto di “errore”/cultura del fallimento” vs maladministration con riferimento ai processi di innovazione. Non si tratta di legittimare l’errore, ma di promuovere una cultura interna pro innovazione.

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